Il vestito è al servizio del corpo. La moda è giunta ad essere un metodo col quale si interpreta l’apparenza degli altri. All’origine il vestito era un artefatto permanente e pratico per proteggere il corpo.
Quando il mondo è diventato sedentario e umanizzato il vestito è diventato mezzo d’informazione e di segnalazione. Attraverso il ragionare sul senso di un vestito altrui si è acquisito il vezzo di captarne personalismi e intenzioni informative.
Il vestito non fa l’uomo, l’opera ha senso solo quando lo spettatore ne prende atto.
Che cosa è “reale” nell’oggetto quando si basa così tanto sui sensi?. La realtà dell’oggetto-cosa si basa sulla percezione individuale. Lo sconvolgimento dell’ambiente causato dalle attività umane, viene consumato più che mai ed è sempre difficile apprezzare appieno le opere che sono guidate da codici e mitologie. Una realtà è un fatto vissuto e sentito, crea il sensazionale, e attira la persona in un’altra dimensione della società. L’attuale crisi sanitaria come sconvolgimento della civiltà si sta diffondendo ben oltre la nostra immaginazione. Mentre le conseguenze restano da definire l’ultima tentazione è applicare un equilibrio costante nell’instabilità. Il movimento d’opinione è morto. Essere eccentrico fa muovere le montagne creando delle nicchie di attenzione del sociale. La moda avida nell’infiltrarsi nella geografia culturale trova difficile nel tempo conseguire l’attenzione.





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